Ci sono sentimenti così profondi che il silenzio diventa l’unica forma di rispetto possibile. Ho passato troppo tempo a credere di essere forte, senza accorgermi che la mia forza non era mia, ma era riposta interamente in un’altra direzione. Ora che tutto è cambiato, ogni passo pesa di più; cerco un senso o un riflesso familiare negli occhi di chiunque, senza trovarlo mai.
È difficile accettare che la vita degli altri scorra meglio senza di noi, mentre restiamo a trattenere tutto dietro una maschera di finta stabilità. C’è stato un tempo in cui avrei stravolto ogni certezza e ricominciato da zero pur di difendere un progetto comune, pur di vivere ancora quel quotidiano fatto di caos e di pace. Avrei voluto solo l’opportunità di dare tutto ciò che era in mio potere.
Ma la realtà non ammette ritorni. E allora mi restano quei sette minuti. Sette minuti ogni notte, in quel tempo sospeso prima che il sonno prenda il sopravvento. Solo lì posso finalmente dire tutto quello che alla luce del giorno devo tenere dentro. È in quei sette minuti che si consumano i dialoghi mai avvenuti ed è da quel silenzio che ho dovuto imparare a sprigionare l’energia necessaria per liberarmi.